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Crisanti e il 'duello' con Zangrillo: "Ecco su cosa non siamo d’accordo"

Crisanti e il 'duello' con Zangrillo: Andrea Crisanti e Alberto Zangrillo nello studio di Lucia Annunziata. I due esperti, punti di riferimento di media e pubblico nei mesi dell’emergenza coronavirus, si esprimono rispondendo alle domande durante Mezz’ora in più. Zangrillo, come è noto, circa un mese fa ha destato scalpore affermando che “il virus clinicamente non esiste più”. “Tutti gli indicatori sono positivi. Non posso dire che il virus non torni tra qualche mese, ma il mio dovere è dire una parola di saggezza agli italiani. Il messaggio per me è assolutamente rassicurante e corrisponde ad una chiara evidenza clinica e quindi scientifica”, dice Zangrillo, prorettore dell’Università San Raffaele di Milano. “Stiamo assistendo ad una trasmissione caratterizzata da una bassissima carica virale, con una sintomatologia più lieve. Detto questo, il virus circola e causa focolai. Ha detto bene il professor Zangrillo, è un problema di carica virale. Dove ci discostiamo” rispetto al professor Zangrillo “è sulla previsione a lungo termine. Io penso che determinate manifestazioni, come i festeggiamenti per la Coppa Italia a Napoli, in qualche modo ci vengano perdonati”, dice il professor Crisanti, direttore della Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova. “Siamo reduci da un lockdown, la trasmissione è diminuita e il virus risente delle condizioni climatiche. Il virus, in condizioni di caldo secco, perde carica. Noi siamo in questo momento in una condizione favorevole. E’ pericoloso arrivare in autunno o in inverno pensando che tutto sia passato. Noi abbiamo subito questa epidemia quando in Cina c’erano 4000 casi. Ieri nel mondo ce n’erano 200mila. Non vorrei che trovandoci nell’occhio del ciclone guardiamo in alto, vediamo il cielo sereno e non ci preoccupiamo più”.  “Sono particolarmente contento perché abbiamo assistito ad un dibattito tra due persone che sanno di medicina e che, partendo da punti disciplinari differenti, di massima convergono sui principi. Non ci siamo contraddetti mai. Io ho una visione clinica diretta, un po’ di disorientamento si crea quando si parla di ‘228 casi oggi in Italia’. Non sono malati, non dobbiamo confondere e allarmare a caso. Il fatto che l’Italia sia ripartita per un terzo equivale per me ad una gravissima malattia in corso. In questo momento il paese è malato di inedia e disperazione: i malati muoiono di cancro, di infarto, hanno paura di venire in ospedale. Non confondiamo il contagiato con il malato”. “Ci sono 3 scenari: può non succedere nulla, può esserci la Spagnola, può esserci qualche focolaio da controllare. Metterei una fiche su quest’ultima ipotesi e noi siamo pronti, quindi dobbiamo tornare a vivere”.


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